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Apr 13

La “nuova”​ era del marketing? pt.1

Colpire al centro della questione per non perdere la visione d’insieme – prima parte

Il marketing in questo momento sta vivendo il passaggio in una nuova era.

Siamo in un momento di profondo caos, nel senso che – in generale – “sembra” sia nata la nuova era del marketing digitale e in questo momento l’unica massima aspirazione del marketing “sembra” essere diventata quella di diventare totalmente misurabili.

Questo è il punto fondamentale.

Spesso sembra proprio che vi sia un momento di totale caos tra i manager, tra le agenzie di comunicazione e marketing proprio per questo aspetto.

Inoltre stiamo perdendo il punto di vista più importante:

Una frase per me importantissima che dovremmo ricordarci spesso è che le persone non sono numeri.

Ripeto le persone non sono numeri. Non si può pensare che le persone vivano la propria vita in modo sempre uguale, ripetitiva e in serie, e questo è un altro dei problemi che il marketing attuale sta vivendo, in quanto si propina che ad un’azione compiuta corrisponda una reazione prevedibile ed unica per tutti i consumatori.

Questo punto di vista va completamente cambiato e in fretta.

E’ come se fossimo veramente agli albori di un improbabile nuovo marketing.

E’ come se avessimo anche perso i punti di riferimento del marketing del passato dove queste considerazioni erano molto più chiare e molto più cristalline, erano quasi scontate. Adesso siamo – come vi ho detto – in un momento di confusione totale e di richiesta, di bisogno di tenere tutto sotto totale controllo e far si che tutto sia misurabile, senza pensare che molti degli elementi del marketing non sono direttamente misurabili.

In più non tutta la somma degli effetti causati dal marketing è sempre prevedibile e non sempre è possibile fare somme cumulative. Questo è un altro aspetto con il quale quale stiamo perdendo il contatto.

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Un’altra cosa che trovo drammatica è che si stia perdendo il contatto anche con i padri e le madri del marketing. E’ come se in qualche modo si volesse reinventare tutto da zero, pensando di poter cambiare le sotto-strutture che rimangono attuali da centinaia di anni ad oggi.

Il comportamento del consumatore è di certo cambiato …e cambierà in continuazione… ma molto del marketing conosciuto è assolutamente immutato e valido anche oggi.

Questo è un altro trend insano che stiamo vivendo.

E’ quindi assolutamente auspicabile trovare delle soluzioni alle proprie necessità di business tramite il marketing senza omologarsi, ma la nostra più grande condanna è quella di lasciare nelle mani dei tuttologi che non hanno mai condotto un’impresa e/o, o non hanno ottenuto reali e dimostrabili risultati nei ruoli di merketer , oppure di affidare a dei tuttologi esterni all’impresa la condotta del marketing aziendale e la visione che si deve dare al proprio business.

Questo è veramente drammatico e dilettantesco.

è poco saggio cercare le soluzioni adatte ai propri problemi di business su Google alla ricerca di “soluzioni uniche che possono andare bene per tutti”.

Cosa che non è assolutamente possibile.

Google, la televisione, youtube, i webinar, non danno soluzioni, non possono dare soluzioni, possono al massimo dare degli spunti.

Sono tutte risposte inutili quelle che talvolta stiamo cercando altrove.

Le risposte utili sono quelle adatte al nostro business, e per far questo dobbiamo mettere le mani nella marmellata del marketing.

Secondo me il più grande caos che stiamo vivendo in questo momento è una sorta di marketing di un periodo deterministico e consequenziale. E’ come se in alcune zone fossimo – parlando di altre discipline – mediamente fermi per quanto riguarda il marketing a più di 130-150 anni fa; siamo vittima di un pensiero pre ‘900 , di un pensiero cosiddetto positivista, di un pensiero che diceva che “se non è misurabile non esiste” . Questo pensiero nasce centinaia di anni fa, al quale poi è derivato “il causa ed effetto”, che è un po’ il modo di condurre il marketing da parte del 99% dei marketers attuali.

Non esiste un singolo fenomeno da poter misurare, al quale si possa in maniera inequivocabile e sicura pensare ad una sua reazione. Siamo tutti all’interno di un unico flusso, di un flusso continuo, di un flusso dove le scelte e le reazioni non sono quasi mai condizionate da un unico input.

Non tutte le persone sono uguali, non tutti i target sono uguali.

E non tutti i target rispondono allo stesso problema con la stessa soluzione.

Quindi è un po’ come se si volesse pensare che non esista una sorta di libero arbitrio.

Ci siamo dimenticati quello che per Godel era il Principio di indecidibilità… una parte del marketing attuale soprattutto nei paesi dove il marketing non è mai stato compiuto realmente, ma lo si è confuso per tantissimo tempo con la pubblicità e la comunicazione, Stiamo perdendo questo punto di vista, il punto di vista che molte cose sono relative, sono relative per gli individui e per il target.

Heisenberg con il principio di indeterminazione poneva al centro della propria attenzione la misura imprecisa, cioè che non tutto può essere misurabile e che anche ciò che viene misurato ha una misurazione imprecisa per natura.

In natura vi è un principio di finalità al quale fortunatamente altri aspetti, altre discipline stanno già guardando.

Il principio di finalità sembra addirittura quasi più scontato dalle necessità delle persone nel loro quotidiano, rispetto alle discipline che dovrebbero avere chiara questa esigenza – come il marketing.

Come se il marketing fosse staccato dalla società, dal pensiero collettivo.

Ma bisogna capire che non siamo neppure una macchina psicologica in cui sia semplice capire una causa o una conseguenza.

Io mi auguro che il marketing attuale possa in qualche modo aggiornarsi in quei luoghi ed ambienti dove sia rimasti molto indietro.

Questo ovviamente non vale per tutti i marketers e per tutte le aziende, ma sicuramente vale purtroppo ancora per molti di essi.

fine prima parte.

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