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L’Autorità nei nuovi modelli di organizzazione

Ribelli vs Nichilisti

L’Autorità

In tutte le organizzazioni il ruolo dell’autorità è fondamentale. Questo ruolo è stato oggetto di molte interpretazioni negli ultimi 60 anni ed è molto importante valutarlo nel modo corretto per disegnare un’organizzazione che funzioni in modo ottimale.

La società attuale ha messo in discussione il concetto di autorità, canalizzando su questo ruolo considerazioni negative.

Alla parola autorità viene, infatti, oggi attribuito un significato negativo, quasi fosse sinonimo di sopruso e di sfruttamento, senza che vengano mai espresse connotazioni positive.

L’autorità viene intesa come causa della mancanza di evoluzione e come limite alla libertà.

Per questo nelle organizzazioni di lavoro attuali i responsabili dei team sono costantemente messi in discussione: spesso il responsabile non viene considerato come colui che indica la strada che i gruppi devono seguire, ma collaboratori, dipendenti e colleghi si sentono in diritto di contrastarlo e di contestarlo, anche quando il responsabile è il proprio datore di lavoro.

Personalmente ritengo molto importante studiare il cambiamento della società perché se cambia la società cambiano anche i modelli organizzativi delle aziende.

I giovani di oggi vengono spesso considerati una generazione senza scopo, senza punti di riferimento e che rappresenta il declino della società.

Tuttavia, credo alla figura che Jünger, con il contributo di Heidegger, in una delle sue ultime opere descrive come “il ribelle”.

Il ribelle che contrasta il “leviatano” di questo tempo e che rappresenta il deserto che avanza.

Credo che la contrapposizione tra il ribelle e il nichilista sia al centro delle dinamiche del futuro.

La grande accusa che viene fatta ai giovani è che il nichilismo sia una loro scelta e che il più grande motore del nichilismo sia la cultura cristiana.

Personalmente non condivido questa affermazione: Credo, al contrario, che il nichilismo non sia mai una scelta, ma che sia piuttosto uno stato d’essere, una sottomissione non volontaria dovuta alla complessità di una società che schiaccia in maniera cinica le persone.

Al contrario, il ribelle è colui che decide di passare, di andare oltre, di non accettare. Il ribelle può convincere le masse e tornare a vincere con un moto collettivo, evitando un futuro di deserto leviatano, che dà spazio ai titani.

I titani sono coloro che continuano ad affermare che le nuove generazioni siano completamente disfatte, senza riferimenti, senza nemmeno il coraggio di illudersi che esista un mondo di pace, di speranza e di possibilità.

Tuttavia esistono anche molti ribelli, bisogna essere fiduciosi, perché nel gregge non sono presenti solo pecore, ma ci sono anche individui che si muovono contro corrente e che possono diventare un branco che si muove contro corrente….e questo forse è il più grande incubo del potere.

L’autorità non è sempre perfetta, così come non sono sempre perfetti i sottoposti.

Spesso in entrambi i ruoli coesistono caratteristiche negative simili: nelle organizzazioni ad esempio spesso sono presenti individui che si sentono onnipotenti, sminuiscono e calpestano gli altri, credendo di essere superiori. E in molte organizzazioni chi è al vertice sceglie scientificamente lo stesso genere di persone, per soggiogare gruppi di dipendenti o di collaboratori.

Ma quando, pur di trarne vantaggio, l’autorità viene scelta in base a connotati negativi è inevitabile che si generi un malessere comune.

Chi non accetta limiti e regole non è in grado di esprimersi al meglio, di lavorare al meglio delle proprie potenzialità e di condividere progetti con gli altri. In un’organizzazione efficiente tutte le persone devono saper stare assieme e relazionarsi.

Il modello lavorativo del passato basato sul dividere per governare, sul mettere tutti contro tutti, oggi non funziona più. Tale modello ha disonorato totalmente la figura dell’autorità.

Ma l’autorità sana esiste, è benefica, fa star bene. Le organizzazioni di oggi hanno bisogno di condivisione e di persone; sono rarissimi i casi in cui sia possibile lavorare in solitudine e distaccati dagli altri.

Chi, all’interno di un gruppo, non ha rispetto per i responsabili non può essere a proprio agio nemmeno con i propri pari. Spesso acredine, inefficienze, nevrosi e mancanze personali vengono concentrate sui responsabili organizzativi dimostrando il proprio disappunto con affronto e con supponenza piuttosto che con educazione e rigore. Questa rappresenta una regressione morale.

Per questo penso che in futuro si verificherà un grande scontro sociale e culturale tra nichilisti e ribelli. E credo che il grande scontro sarà causato soprattutto dal fatto che i ribelli faranno fatica a sopperire alle mancanze dei nichilisti, consapevoli del fatto che questi ultimi avranno presto a disposizione tutte le informazioni e gli spunti per elaborare una propria idea e per prendere una decisione non più obbligata dalla società, ma frutto della possibilità di decidere chi voler essere e quale scopo realizzare nella propria vita.